A volte la vita riserva incontri speciali, tale fu quello con Renato Centonze, conosciuto attraverso Giusy amica e collega con cui condivido da ventidue anni or sono il sogno dell’associazione prima e della casa editrice poi. Ricordo le serate al Raggio Verde a parlare di arte ad allestire mostre in una forma diffusa coinvolgendo i luoghi emblematici della città e sembra essere passato un secolo... ma vivide ancora sono le emozioni e i ricordi che ci legano anche all’arte di Renato cui dedichiamo la copertina. Il Grande Concerto d’erba, un’opera notevole sintesi della sua poetica di arte multisensoriale, dal 13 giugno 2026 entra a far parte della collezione artistica del Comune di Lequile dove ha vissuto e operato per oltre trent’anni. Un’opera ideata pensando all’Amazzonia, al polmone verde della Terra sempre più violata e bistrattata...chissà che diresti tu di chi professa un ritorno al nucleare ignorando le energie alternative, tu che avevi firmato per la pace e contro la guerra e il nucleare nel lontano 1984. Chissà che diresti tu della guerra in Iran, del genocidio del popolo palestinese, dei maltrattamenti subiti dai nostri connazionali gli attivisti sulla Flottilla intercettati e sequestrati insieme ad altri nel tentativo di portare aiuti umanitari a Gaza e accendere i riflettori sui popoli martoriati del Medio Oriente finito nelle mire espansionistiche di Israele e non solo... E lo so che avresti detto contro chi sparge fosforo e avvelena campi e pozzi, tu che concepivi un ritorno alla Natura, ad una vita vissuta per l’arte e con l’arte libera da compromessi e da logiche di mercato. L’arte deve essere libera. E la libertà è il bene più prezioso insieme a quello della vita che per qualcuno sembra non valere più nulla. Per quelli che si ostinano a combattere guerre, per chi uccide e sparge violenza e odio sentendosi al di sopra di tutto, certo dell’impunità che alimenta l’arroganza e la crudeltà. Per chi ha perso ogni barlume di umanità e mi riferisco alle dolorosissime e inconcepibili vicende di cronaca nera che riguardano l’uccisione barbara e aberrante di bambini come Beatrice e Giovanni da chi doveva solo amarli e proteggerli. Che società siamo diventati se non riusciamo più a proteggere i nostri bambini? E in questo cortocircuito geografico e sociale, la tua frase «l’arte aiuta l’arte» risuona forte e indica l’unica via possibile per cercare di salvare ciò che resta di questo atomo opaco del male che è la nostra Terra...(an.fu.)
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