In copertina l’omaggio all’artista specchiese Luigi De Giovanni, alla sua arte che ci invita a guardare la Natura con più rispetto, con amore perché la Natura ha previsto tutto e ci dà tutto ma siamo noi, purtroppo, a non accorgercene o peggio ancora a violentarla per egoismo e sete di potere. Mentre al di là dell’oceano si svolge il Board of Peace che, condividendo le parole del Cardinale Pizzaballa, “è una operazione colonialista: altri decidono per i palestinesi» – e al quale onestamente siamo contrari anche alla sola presenza da osservatori – l’epilogo doloroso e tristissimo della storia di Domenico ci ha sconvolto e ci impone una riflessione seria, costruttiva e di chiedere giustizia per quel bambino che è diventato il figlio, il nipote di tutti. Non è giusto morire così a due anni dopo l’illusoria speranza di un trapianto che poteva e doveva essere l’ennesimo episodio di una eccellenza medica riconosciuta. No, non si può accettare. Lasciamo lavorare la procura che dovrà indagare e accertare le responsabilità e assicurare che i colpevoli paghino per aver negato al piccolo Domenico la possibilità di sopravvivere. In questi drammatici giorni in cui tutti siamo stati con il fiato sospeso e con le mani in preghiera, il pensiero è andato ai genitori del bimbo donatore, al loro grande atto di generosità in un momento di grande dolore, a quel bimbo strappato alla vita troppo presto ma che poteva significare una nuova vita per Domenico. E insieme alle lacrime versate, è cresciuto sempre più l’affetto e l’ammirazione per la famiglia di Mimì, e in particolare per mamma Patrizia che ha dato a tutti una lezione di grande dignità, umanità e forza straordinari. La forza me la dà mio figlio, ha raccontato. E Domenico sarà sempre con lei. E non sono solo parole dette per consolare. Con la gravidanza, attraverso la placenta che consente lo scambio di nutrienti tra mamma e figlio, accade qualcosa di straordinario: alcune cellule fetali attraversano la barriera placentare e migrano nel corpo della madre, nei suoi tessuti e restano lì anche dopo il parto. La scienza ha dato a questo fenomeno il nome di microchimerismo e dopo aver partorito la madre non torna più come prima, perché porta per sempre con sé le tracce biologiche dei figli che ha cresciuto nel suo ventre. Non solo nell’utero e nel seno, ma anche in organi lontani: fegato, cuore, polmoni, reni, sangue, pelle e perfino nel cervello. Il corpo della madre diventa un archivio vivente delle sue gravidanze e questo, se mai ce ne fosse bisogno, testimonia il legame speciale che unisce per sempre una madre al proprio figlio. Un legame di cellule intrinseco, potente come solo l’amore sa esserlo. Grazie mamma Patrizia per avercelo ricordato. Nessuno di noi dimenticherà te e Domenico. (an.fu.)
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